Dalle macchine per maglieria alle tecnologie wearable a Firenze


Riccardo Marchesi

Lo scorso aprile ho avuto l’occasione di incontrare Riccardo Marchesi, managing director di Inntex e fondatore di Plug&Wear, negozio online che offre materiali e componenti per i creatori di moda interattiva. Abbiamo visitato il suo laboratorio, ci ha mostrato i suoi esperimenti e prototipi , e qui sotto trovate una parte della lunga conversazione che abbiamo avuto.

Un ingegnere elettronico nel mondo della moda. All’inizio impegnato nel commercio di macchine per maglieria, poi coinvolto nella creazione di tessile innovativo e ora appassionato di wearables. C’è una connessione tra tutte queste esperienze, un percorso che stai seguendo o si è trattato solo di seguire le opportunità?

La vita è questione di opportunità. Devi trovarti nel momento giusto e nel posto giusto o perderai il treno. Ho mosso i miei primi passi nell’azienda di famiglia, andando in giro per il mondo a vendere le nostre macchine da maglieria. All’inizio ero terrorizzato. Non parlavo inglese bene e dovevo affrontare il discorso dei soldi. Poi le cose sono migliorate. Ma i mercati del tssile si stavano muovendo sempre più in là, ogni anno. In circa 10 anni abbiamo capito che non potevamo sopravvivere solo facendo macchine. Per caso ho incontrato qualcuno interessato in tessuti in maglia di metallo per l’industria del gioiello. Quell’evento ha cambiato profondamente il mio futuro. Ora produciamo tessuti di metallo per la produzioni di scudi per campi elettromagnetici, per il design d’interni e la moda, e recentemente abbiamo iniziato a sviluppare tessuti interattivi, in grado di scambiare informazioni tra quello che succede nel mondo e un computer. Mi manca viaggiare in Asia come facevo in passato ma mi diverto molto di più ora.

inntex


In che modo sei entrato in contatto con il mondo dei wearables e su cosa stai sperimentando ora? E’ necessario essere un ingegnere per giocarci oppure ai tuoi workshop partecipano persone differenti?

Quando le prime tecnologie e-wearables sono apparse, non ne ero cosi’ interessato. Ho cambiato idea circa tre anni fa quando ho capito che con la nostra tecnologia eravamo in grado di produrre dei componenti innovativi per i wearable. Sin’ora ho lavorato con tessuti sensibili al tatto, all’acqua, tessuti che emettono luce e ora sto lavorando a tessuti in grado di produrre suoni.
Al giorno d’oggi ci sono un sacco di progetti open- source e conoscenze condivise su interent che è possibile sviluppare un’idea senza essere un nerd. I nostri workshop iniziano da concetti molto base, tutti possono partecipare, anche senza alcuna esperienza di elettronica.

riccardo marchesi


Ho notato che tieni i workshop principalmente all’estero e il sito di Plug&wear dove vendi componenti è solo in lingua inglese. Significa che c’è meno interesse in Italia intorno alle tecnologie indossabili? O invece esiste una scena nascosta di cui non siamo a conoscenza?

No, hai ragione, al momento c’è pù interesse all’estero rispetto all’Italia. Dopo tutto anche Massimo Banzi ha detto di essere diventato famoso in Italia solo dopo l’intervista che ha dato al NY Times. Olanda, Danimarca, Svezia, Germania e Norvegia sono i paesi che in Europa sono più avanti. Anche gli Stati Uniti hanno un mercato molto ampio. Spero che le cose cambieranno presto perchè il design e la moda in Italia hanno un sacco di potenziale.

Ci puoi spiegare in parole semplici quali sono le ultime innovazioni nel tessile e in che modo sono utilizzate nella moda?

Personalmente prevedo un rapido sviluppo di abiti funzionali dove gli e-textiles risolvono un problema specifico. Qualche esempio: tessuti che ricaricano il telefono utilizzando celle solari, o attraverso generatori che convertono il movimento del coropo in elettricità. Gia’ esistono giacche speciali per i pompieri: sono equipaggiate da sensori e antenne così da raccogliere dati biologici del pompiere per trasmetterli via radio al capo squadra che può monitorare lo stato di salute dei suoi uomini. In questo periodo sto lavorando a un progetto in cui qiesti tessuti sono usati come sensori in macchine per la riabilitazione di persone affette da paralisi. I designer impiegano i wearables in molti modi, dalle camicie in grado di mandarti un abbraccio a distanza, sino a cappelli per comporre musica insieme. Rimango spesso stupito dalla loro abilità nell’utilizzo di tali materiali. Credo che presto nascerà una nuova tipologia di abbigliamento in cui design e funzionalità saranno sapientemente mixati.

riccardo marchesi

Alcuni dicono che a breve ci sarà un’unione fra wearables e le tecnologie di comunicazione. Sei d’accordo nella previsione? Pensi che questa accoppiata sarà più guidata dagli attori del mercato oppure avranno spazio anche iniziative fai da da te?

Sono d’accordo. Le tecnologie legate ai wearables sono basate principalmente dall’interazione e, per definizione, interazione significa comunicare usando media tecnologici. Oltre a ciò si prospetta che i nostri bisogni di mobilità siano in aumento e di conseguenza la richiesta di servizi di telecomunicazione vedrà una crescita. I tesuti interativi e, più in generale le tecnologie indossabili, avranno un ruolo importante in questo processo.
Penso che già ora ci siano due mercati, uno per l’industria e l’altro per il fai da te. Il mercato industriale è spinto dal potenziale economico. Il mercato del fai-da-te è stimolato dalla condivisione delel conoscenze e lalle incredibilli opportunità che nascono nel creare un oggetto ad alta tecnologia fatto con le tue mani. Pochi anni fa questo rappresentava solo un sogno.

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